Altra novità di mercato per il Pozzonovo di Massimiliano Sabbadin, squadra che milita nel girone A di Eccellenza, con il direttore sportivo Carlo Marzola che ha definito il gradito ritorno dal Monselice dell’attaccante Alberto Franchin.
Nato il 13 gennaio del 2002, il giovane centravanti ha già indossato la maglia biancazzurra per sei anni fino alla scorsa estate: ora le strade si incontrano di nuovo.
«All’inizio della stagione avevo scelto di mettermi in gioco con una nuova esperienza al Monselice, spinto da grande entusiasmo e dalla voglia di dimostrare il mio valore – le parole di Alberto, 187 centimetri per 70 chilogrammi – Le cose, però, non sono andate come speravo. Tra difficoltà personali e problemi fisici legati agli infortuni, non sono mai riuscito a trovare la continuità necessaria per esprimermi al meglio. Quando mancano serenità e condizione, il campo parla chiaro: e bisogna avere l’onestà di riconoscerlo. Proprio per questo sento il dovere di ringraziare sinceramente il Monselice, e in modo particolare il direttore sportivo Stefano Loverro, per aver sempre creduto in me sin dal primo momento. Anche nei periodi più complicati non mi sono mai mancati il rispetto, la fiducia e il sostegno umano: cose che nel calcio non sono mai scontate. Il rapporto si è chiuso nel modo migliore, con stima reciproca e gratitudine, e questo per me vale quanto un risultato sportivo. Un ringraziamento doveroso va anche ai tifosi e agli ultras, che ci sono sempre stati e che in campo si sentivano come un uomo in più. Il loro sostegno, la loro passione e la loro presenza costante non sono mai passati inosservati: resteranno senz’altro un ricordo forte di questa esperienza».
Cosa significa, per te, tornare in biancazzurro?
«È stata una decisione profonda e consapevole. Dopo sei anni già vissuti lì, Pozzonovo rappresenta casa, appartenenza e stabilità. Conosco l’ambiente, le persone e i valori della società: sentivo il bisogno di tornare in un contesto che mi permettesse di ritrovare equilibrio, fiducia e serenità, sia dal punto di vista mentale che fisico. Non è un passo indietro ma un ritorno alla base. Qui sento una responsabilità ancora più grande, perché so cosa significa indossare questa maglia e cosa mi ha già dato nel tempo. Oggi mi sento più maturo, più consapevole e con una voglia enorme di lavorare e di dimostrare sul campo chi sono davvero. Con impegno, sacrificio e rispetto per ogni società che ha creduto in me».
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